(AGENPARL) – Fri 20 February 2026
Sala Matteotti, Camera dei Deputati: presentazione del libro “Storia e controstoria delle telecomunicazioni italiane: da paese di inventori a feudo digitale” di Maurizio Matteo Dècina.
Si è tenuta mercoledì, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, la presentazione del volume di Maurizio Matteo Dècina, “Storia e controstoria delle telecomunicazioni italiane: da paese di inventori a feudo digitale”, edito da Federico Concas per Academy International.
Un libro innovativo che, pur trattando temi complessi, risulta scorrevole e comprensibile per chiunque, la cui prefazione è stata curata da Franco Bernabè, ex Presidente di Telecom Italia.
Presente come moderatrice la giornalista del Sole 24 Ore Antonella Olivieri.
Il saggio di Dècina ribalta la narrazione corrente, identificando nell’attuale frammentazione delle infrastrutture un rischio concreto per la sicurezza nazionale. L’obiettivo dichiarato è duplice: denunciare il passaggio da nazione guida a “feudo digitale” e tracciare una rotta politica per il recupero del primato nazionale attraverso riforme fiscali audaci e una nuova etica della partecipazione.
L’unicità del libro, oltre a ripercorrere con dovizia di particolari la privatizzazione di Telecom degli anni ’90 e la successiva scalata di De Benedetti alla guida del colosso telefonico di allora, si focalizza sulla proposta di adottare un modello tedesco di partecipazione dei lavoratori nel CdA aziendale e sugli sviluppi dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale.
Secondo Mauro Martinez, Presidente dei Quadri TIM e Fibercop, è giunto il momento per lo Stato di prendere spunto dai casi virtuosi tedesco e francese e prevedere per legge, nello statuto di grandi aziende di interesse nazionale (a maggior ragione nel caso delle utilities, siano esse private o pubbliche), la presenza di un rappresentante dei dipendenti azionisti nel CDA o in un organo di controllo e vigilanza della società.
In questi Paesi infatti da anni è prevista la presenza di un rappresentante dei lavoratori nel CDA e questo ha portato etica, trasparenza e competenza specifica come valore aggiunto per gli organi decisionali dell’azienda. Per garantire quindi altrettanto valore nelle aziende italiane, ormai i tempi sono maturi, ma un eventuale disegno di legge che introduca questa fattispecie, ribadisce Martinez, non può prevedere questa scelta come una opzione per le società, bensì deve configurarsi come un vincolo statutario.
Secondo Luca Attias, professore universitario e dirigente della Corte dei Conti, l’IA rischia di produrre una sorta di “deficienza artificiale” se erode la capacità umana di apprendimento e fatica intellettuale.
I pilastri per la riscossa digitale includono: infrastrutture sovrane con il superamento della dipendenza da cloud e software stranieri, tutela del capitale umano e blocco dell’emorragia di talenti da centri di eccellenza come la Federico II di Napoli e l’Università di Trento, oggi ridotti a fornitori di manodopera specializzata per la Silicon Valley.
Stefano Conti sottolinea come il sindacato oggi abbia, con l’introduzione massiva dell’Intelligenza Artificiale, una formidabile possibilità per rilanciare la propria opera di salvaguardia dei diritti dei lavoratori e della privacy.
Questo passa attraverso l’approfondimento degli studi in materia, la capacità di comprendere e analizzare i meccanismi decisionali dei sistemi tramite trasparenza algoritmica e una regolamentazione etica dei processi di trasformazione tecnologica.
In questa ottica diventa imprescindibile un ruolo partecipativo dei lavoratori negli organi decisionali delle aziende.
Franco Bernabè, già autore nel 2012 del libro “Libertà…”