Un mondo in profondo cambiamento: sfide e riflessioni alla Sapienza

In un contesto internazionale sempre più instabile e segnato da trasformazioni profonde, si è svolta ieri 16 marzo, presso il Palazzo del Rettorato della Sapienza Università di Roma, la tavola rotonda dal titolo “Un mondo in profondo cambiamento. Sfide per l’UE”, promossa dall’Associazione In Unam Sapientiam. Un’occasione di confronto tra accademici, diplomatici ed esperti per analizzare gli effetti della cosiddetta quarta rivoluzione industriale sugli equilibri globali, sull’economia e sui sistemi politici. A coordinare l’incontro è stato il giornalista Ferruccio de Bortoli, che ha guidato il dibattito tra i relatori, introdotti dal professore Roberto Pasca Di Magliano. Al centro della discussione vi sono stati il ruolo crescente delle innovazioni tecnologiche e delle grandi imprese digitali, capaci di influenzare scelte strategiche degli Stati in ambiti cruciali come la sicurezza, la difesa e la gestione dei conflitti.

Tra i tanti interventi c’è stato quello di Franco Bernabè, che ha ripercorso le trasformazioni del mercato energetico globale, evidenziando il legame tra dinamiche geopolitiche e innovazione tecnologica. Dalla crisi petrolifera del 1979 alla caduta dei prezzi nel 1998, fino all’impennata che ha portato l’oro nero a sfiorare i 140 dollari al barile, sottolineando il ruolo determinante della crescita cinese nella domanda energetica globale. Un punto di svolta è stato rappresentato dalla diffusione del fracking negli Stati Uniti, un processo di perforazione idraulica per estrarre idrocarburi da formazioni rocciose profonde, che ha consentito a Washington di tornare tra i principali esportatori mondiali, contribuendo a una nuova discesa dei prezzi. Nel suo intervento, Bernabè ha inoltre richiamato le recenti crisi, dalla recessione del 2008 fino all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, sottolineando come la dipendenza europea dagli Stati Uniti abbia ridimensionato la percezione di alcune tensioni, come quelle nello stretto di Hormuz. Resta aperto uno scenario critico: “Cosa accadrebbe – ha osservato – se gli iraniani, non avendo più niente da perdere, decidessero di bloccare snodi strategici come lo stretto?”

Sul fronte giuridico e tecnologico, la cultrice di Filosofia del Diritto Luisa Avitabile ha posto l’attenzione, con il suo intervento, sul rapporto tra intelligenza artificiale e diritto. Ricordando come già tra i sei e sette anni fa gli algoritmi, messi sotto prova, fossero in grado di competere con gli avvocati con un’accuratezza del circa 90%, ha evidenziato l’evoluzione attuale in cui l’AI viene interrogata e utilizzata come strumento quotidiano. Avitabile ha sollevato interrogativi cruciali: può l’intelligenza artificiale produrre diritto? La sua risposta invita alla cautela. “L’AI è come Narciso – ha affermato – si riconosce solo nelle sue stesse operazioni e procedure”, da qui la necessità, secondo Avitabile, che l’Unione Europea sviluppi un approccio normativo più strutturato. Il tema si intreccia anche con scenari di guerra, dove errori algoritmici, come la scuola scambiata per obiettivi militari nel recente conflitto in Iran, pongono interrogativi sulla responsabilità, che resta ancora un’istanza umana.

Una riflessione di carattere geopolitico è stata offerta dallo storico Antonello Folco Biagini, che ha espresso scetticismo sulla possibilità per l’Europa di affrancarsi dall’influenza statunitense: “L’Europa non dispone degli strumenti necessari per essere realmente autonoma”, ha dichiarato. Sulla stessa linea, ma con uno sguardo storico-diplomatico, l’ambasciatore Giandomenico Magliano ha descritto l’attuale assetto internazionale come un ritorno a logiche ottocentesche, segnate da nuove forme di protettorato e da equilibri di potere più frammentati. A chiudere l’incontro è stato il sociologo Mario Morcellini, che ha sottolineato l’importanza di affrontare questi temi con continuità nel contesto accademico: “Parlare di un mondo che cambia non può essere un esercizio occasionale, ma un percorso rateizzato, soprattutto all’interno di un’università”.

Dal dibattito emerge un quadro complesso, le innovazioni digitali e tecnologiche offrono opportunità senza precedenti, ma al tempo stesso ridefiniscono i rapporti di forza globali, mettendo alla prova la capacità dell’Europa di elaborare strategie autonome e di governare il cambiamento. In gioco oltre ad esserci il futuro dell’economia, c’è la capacità di mantenere l’equilibrio tra tecnologia, politica e società.